A cura del team Monterosa Booking, con il contributo delle guide UIAGM del Monte Rosa
In breve
La Punta Dufour, con i suoi 4.634 metri, è la cima più alta del Monte Rosa, il punto più alto della Svizzera e la seconda montagna più elevata delle Alpi dopo il Monte Bianco. Ma ridurla a un numero sarebbe troppo poco. La Dufour è una montagna complessa, meno immediata del Cervino, meno facile da riconoscere a colpo d’occhio, ma profondamente legata alla storia dell’esplorazione alpina, della cartografia, delle guide e dei grandi versanti del Monte Rosa.
Per capirla davvero bisogna cambiare punto di osservazione: guardarla da Macugnaga, seguirne il profilo dal versante svizzero, immaginarla dentro il grande sistema glaciale che la circonda. È proprio questa la sua forza.
La Dufour non racconta una montagna sola. Racconta il Monte Rosa nella sua forma più ampia: non una vetta isolata, ma un intero mondo di ghiaccio, roccia, creste e vallate.
La cima più alta del Monte Rosa
La Punta Dufour raggiunge i 4.634 metri. È la cima più alta del massiccio del Monte Rosa, il punto più alto della Svizzera e delle Alpi Pennine.
Si trova nel Canton Vallese, sul versante svizzero del Monte Rosa, vicino al confine italiano. Da nord è circondata dai grandi ghiacciai che scendono verso Zermatt. Da sud-est, invece, precipita verso Macugnaga attraverso la grande parete orientale del Monte Rosa.
E qui cambia completamente volto.
Vista dal versante svizzero, la Dufour appartiene a un paesaggio vasto e glaciale. La si raggiunge normalmente dalla Monte Rosa Hütte, attraversando ghiacciai e salendo verso una cresta finale dove neve, ghiaccio e roccia si alternano.
Vista da Macugnaga, invece, la montagna diventa verticale, severa, quasi himalayana nelle proporzioni. La parete est del Monte Rosa supera i 2.000 metri di dislivello e domina la testata della Valle Anzasca con canali, speroni, seracchi e ghiacciai sospesi.
Non è una parete qualsiasi. È uno degli scenari più imponenti delle Alpi.
Una montagna difficile da leggere
Prima ancora di essere salita, la Punta Dufour doveva essere capita.
Oggi siamo abituati a carte precise, tracce GPS, relazioni, fotografie, previsioni meteo e immagini satellitari. All’inizio dell’Ottocento non era così. Il Monte Rosa era un territorio ancora da interpretare. Le sue cime erano numerose, ravvicinate, spesso confuse tra loro. Capire quale fosse il punto più alto non era immediato.
La storia della Dufour, infatti, non comincia direttamente dalla sua vetta. Comincia con l’esplorazione del massiccio.
Nel 1801 Pietro Giordani, medico di Alagna, raggiunse da solo la cima che oggi porta il suo nome: Punta Giordani, 4.046 metri. Fu una delle prime grandi esplorazioni in quota del Monte Rosa dal versante italiano. Salì con mezzi e conoscenze lontanissimi da quelli attuali, e fu costretto a trascorrere una notte in quota, riparandosi in una cavità nel ghiaccio.
Nel 1819 i fratelli Joseph e Johann Niklaus Vincent, originari di Gressoney, raggiunsero la Piramide Vincent. L’anno successivo una spedizione con Joseph Zumstein arrivò sulla cima che oggi conosciamo come Punta Zumstein, a 4.563 metri.
Ogni salita aggiungeva un pezzo alla conoscenza del Monte Rosa. Ma il punto più alto era ancora oltre.
Questa è una parte importante della storia: il Monte Rosa non è stato compreso in un solo gesto. È stato letto poco alla volta, da più valli, da più generazioni, da persone che salivano senza avere davanti una mappa completa di ciò che stavano cercando.
La prima ascensione del 1855
La cima occidentale, oggi Punta Dufour, venne raggiunta per la prima volta il 1° agosto 1855.
La salita partì dal versante di Zermatt e arrivò dopo decenni di tentativi ed esplorazioni. Non fu soltanto il raggiungimento di una quota. Fu il momento in cui il punto più alto del Monte Rosa venne finalmente toccato, identificato e inserito nella storia dell’alpinismo alpino.
Pensare a quella salita oggi richiede uno sforzo.
Non c’erano i materiali moderni, non c’erano le comunicazioni, non c’erano bollettini dettagliati, non c’erano soccorsi organizzati come li intendiamo adesso. Ogni decisione aveva un margine di incertezza molto più grande.
Salire una montagna in quegli anni significava esplorare davvero. Non solo percorrere una via, ma capire se quella via esisteva.
Perché si chiama Punta Dufour?
Prima di assumere il nome attuale, la montagna era conosciuta con nomi come Höchste Spitze, cioè “cima più alta”, oppure Gornerhorn.
Nel 1863 venne dedicata a Guillaume-Henri Dufour, generale, ingegnere e cartografo svizzero. Dufour non fu il primo salitore della montagna. Il suo nome è legato a un altro modo di conoscere le Alpi: misurarle, rappresentarle, renderle leggibili.
Dufour diresse la realizzazione della prima grande carta topografica moderna della Svizzera, conosciuta come Carta Dufour.
È un dettaglio interessante, perché lega la montagna non solo alla storia dell’alpinismo, ma anche alla storia della conoscenza del territorio. Prima di poter raccontare una cima, bisogna saperla collocare. Prima di poterla salire consapevolmente, bisogna imparare a leggerne forme, versanti, confini, quote e relazioni con ciò che la circonda.
Il nome Punta Dufour ricorda proprio questo: una montagna non è soltanto un luogo da raggiungere. È anche un luogo da comprendere.
Non è una semplice “cima in più”
Chi conosce la Capanna Margherita potrebbe pensare alla Dufour come a una prosecuzione naturale del Monte Rosa.
In realtà non è così.
La Punta Dufour non è una versione leggermente più alta della Margherita. È un obiettivo diverso, più tecnico, più lungo, più esposto e più impegnativo.
Richiede esperienza nell’uso dei ramponi e della piccozza, capacità di muoversi in cordata, sicurezza su creste esposte, abitudine ai passaggi di roccia e una buona gestione della fatica in quota.
Per questo la Dufour non si sceglie leggendo solo una descrizione tecnica.Si sceglie dopo aver valutato esperienza, preparazione e condizioni reali.
La parola alle guide: cosa sapere prima di pensare alla Dufour
Abbiamo chiesto ad alcune guide alpine del Monte Rosa quali aspetti valutare prima di pensare alla Punta Dufour. Le loro risposte vanno tutte nella stessa direzione: la Dufour non è una salita da scegliere solo perché è la cima più alta del massiccio, né perché appare vicina alla Capanna Margherita. È un obiettivo diverso, tecnico, esposto e da preparare con attenzione.
Ioris Turini: servono competenze alpinistiche reali
Secondo Ioris Turini, per affrontare la Punta Dufour servono competenze alpinistiche vere. Non basta essere ben allenati o aver già camminato su ghiacciaio.
Chi pensa alla Dufour dovrebbe essere in grado di arrampicare in salita e in discesa su passaggi di secondo e terzo grado, con gli scarponi, in modo sicuro. È importante avere già esperienza su creste rocciose o su terreno misto, con o senza ramponi, e sapersi muovere con lucidità anche quando il terreno diventa più tecnico.
La Dufour non può essere sottovalutata perché, in caso di ritirata, l’itinerario richiede comunque un impegno fisico e tecnico importante. Tornare indietro non è sempre semplice: anche la rinuncia, su una montagna di questo tipo, deve essere gestita con esperienza, energia e attenzione.
Renzo Recanzone: non è il passo dopo la Margherita
Renzo Recanzone sottolinea soprattutto un punto: la Punta Dufour non deve essere considerata semplicemente “il passo dopo” la Capanna Margherita.
La Capanna Margherita è una salita lunga e faticosa, ma dal punto di vista tecnico resta soprattutto una camminata su ghiacciaio. Si procede con passo regolare, uno dietro l’altro, seguendo il ritmo della cordata.
La Punta Dufour è un’altra cosa.
È una vera cresta esposta, che può presentare neve, ghiaccio o roccia a seconda delle condizioni. Richiede attenzione continua, sicurezza nei movimenti e capacità di gestire un terreno molto più tecnico. Non basta essere allenati e camminare bene: bisogna sapersi muovere in ambiente alpinistico.
Andrea Tamilla: una salita tecnicamente completa
Andrea Tamilla descrive la Punta Dufour come una salita tecnicamente complessa e completa, nonostante la vicinanza a cime del massiccio considerate più accessibili, come Punta Gnifetti e Punta Zumstein.
La Dufour richiede di affrontare creste nevose aeree, tratti ripidi e spesso ghiacciati, sia in salita sia in discesa. A questo si aggiungono passaggi di roccia e misto che, nella maggior parte dei casi, vengono percorsi con i ramponi ai piedi. Tutto questo avviene sopra i 4.400 metri, dove anche un gesto semplice richiede più energia, più attenzione e più lucidità.
Per Andrea, questi elementi rendono la Dufour una salita adatta ad alpinisti con basi già ben consolidate. Non è il terreno su cui improvvisare competenze tecniche.
Come esperienze preparatorie cita salite come la Cresta del Soldato fino alla Vincent, la Cresta Sella al Lyskamm o la traversata dei Breithorn: itinerari che aiutano a costruire confidenza con creste, esposizione, terreno misto e gestione della quota.
Filippo Laurora: non bisogna saltare i passaggi
Filippo Laurora insiste sulla preparazione tecnica. La Punta Dufour è difficile proprio perché richiede dimestichezza con il misto, con la roccia, con l’equilibrio e con le vie di cresta.
Dopo la Capanna Margherita, non sempre il passo più sensato è puntare subito alla Dufour. Per chi vuole continuare a crescere senza cercare subito una salita troppo impegnativa, può essere meglio scegliere un obiettivo più progressivo. Se invece si vuole iniziare a provare una vera cresta, il Castore può rappresentare un passaggio interessante, sempre in base al livello, alle condizioni e al percorso personale.
Secondo Filippo, sottovalutare una salita significa approcciarla con troppa sicurezza, senza prepararsi tecnicamente e saltando i passaggi necessari di crescita alpinistica.
La Dufour, invece, richiede proprio il contrario: pazienza, progressione e una preparazione costruita nel tempo.
Vuoi salire verso la Punta Dufour?
La Punta Dufour può diventare quindi un progetto. Un progetto da costruire con il tempo, valutando esperienza, allenamento, confidenza con ramponi e piccozza, capacità di muoversi su creste esposte e abitudine alle giornate lunghe in quota.
Se sogni la Punta Dufour, scrivici. Raccontaci che esperienza hai, quali salite hai già fatto, come ti alleni e in che periodo vorresti partire.
Ti aiuteremo a capire se la Dufour è un obiettivo realistico per te adesso, oppure se è meglio costruire prima un percorso graduale sul Monte Rosa.








