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Non sono un’alpinista, ma sono salita sul Castore

Non sono un’alpinista, ma sono salita sul Castore. Un racconto personale dal Rifugio Quintino Sella alla cresta finale di uno dei 4000 più belli del Monte Rosa.
castore view

Dal Rifugio Quintino Sella a uno dei 4000 più belli del Monte Rosa

In breve

Il Castore è uno dei 4000 più belli del Monte Rosa, ma non è una salita da improvvisare. Questo racconto parte dal Rifugio Quintino Sella e arriva alla cresta finale del Castore, con una guida alpina UIAGM, ramponi, cordata, fatica e una scoperta semplice: non serve sentirsi alpinisti per vivere una montagna vera, ma serve arrivarci preparati

Non sono un’alpinista. Mi piace camminare, ma preferibilmente quando c’è il sole, la temperatura è mite e la fatica resta in una zona ragionevole. Però sono curiosa, mi piacciono le storie e mi piace capire i luoghi prima di attraversarli.

La scelta di salire al Rifugio Quintino Sella è nata così: un po’ per curiosità, un po’ per desiderio di vedere da vicino un rifugio storico del Monte Rosa, un po’ perché certe idee, quando iniziano a girarti in testa, finiscono per diventare un programma.

Leggendo del Rifugio Quintino Sella al Felik, ho scoperto che è la base di partenza per la salita al Castore con guida alpina, uno dei 4000 più belli del Monte Rosa. Una montagna elegante, luminosa, apparentemente vicina, ma da affrontare con preparazione, attenzione e con una guida alpina.

Da quel momento il Castore ha smesso di essere solo un nome su una carta. È diventato una possibilità concreta.

Una salita accessibile, ma non banale

Il Castore viene spesso raccontato come uno dei 4000 più accessibili del Monte Rosa. È vero, se lo si confronta con altre salite più tecniche del massiccio. Ma accessibile non significa facile, e soprattutto non significa improvvisabile.

È una montagna vera. Ci sono ghiacciaio, ramponi, cordata, quota e una cresta finale che richiede attenzione, passo sicuro e fiducia nella guida.

Proprio per questo ho deciso di salire con una guida alpina del Monte Rosa. 

Volevo vivere l’esperienza senza fingere di essere qualcosa che non sono. Volevo mettermi in gioco, ma farlo nel modo giusto

Arrivare al Rifugio Quintino Sella è stato più semplice di quanto immaginassi, ma non privo di emozione. Il sentiero richiede circa tre ore e nella parte finale attraversa una via attrezzata che qualche brivido me lo ha regalato. L’ho affrontata con Andrea, la guida che mi ha accompagnata, chiacchierando molto e cercando di non farmi prendere troppo sul serio dalla paura.

Il primo insegnamento è arrivato già lì: certe montagne sembrano vicine sulla carta, ma vanno raggiunte un passo alla volta.

La notte al Rifugio Quintino Sella

Il Rifugio Quintino Sella al Felik era proprio come lo avevo immaginato: accogliente, caldo, vivo. Un rifugio d’alta quota con una storia importante e con quell’atmosfera speciale che si trova solo in certi luoghi, quando fuori il buio arriva presto e dentro ogni tavolo sembra avere una partenza da raccontare.

Me lo sono vissuto senza troppe tensioni, con qualche chiacchiera, una cena semplice e quella leggerezza tipica delle sere in rifugio. Si è insieme, anche quando non ci si conosce. C’è chi prepara il materiale, chi controlla gli scarponi, chi parla piano per non sprecare energie e chi prova a non pensare troppo alla sveglia.

Quasi non mi sono accorta di essere a 3585 metri.

La salita al Castore non si improvvisa

La mattina successiva Andrea mi ha fatta alzare alle 4. Non posso dire di aver accolto la sveglia con entusiasmo immediato, ma in montagna certe ore hanno un senso che si capisce solo dopo

In circa tre ore eravamo in cima al Castore. Sono state ore intense, pulite, essenziali.

Ho imparato a non impigliare i ramponi nelle ghette, a tenere la piccozza dalla parte giusta e a fidarmi del ritmo della cordata. Ho fatto fatica, certo. Ma è stata una fatica ordinata, piena, proporzionata a quello che stavo vivendo.

Ho guardato dall’alto Gressoney ancora addormentata. Ho visto l’alba salire davanti ai Lyskamm. Ho cercato con lo sguardo le luci della Capanna Gnifetti. Poi sono arrivata alla cresta finale.

La cresta del Castore è una di quelle immagini che restano. Affilata, luminosa, abbastanza aerea da far stringere lo stomaco e abbastanza bella da farti continuare.

Andrea mi ha insegnato a muovermi con calma, a non irrigidirmi, a dare ordine alla paura senza lasciarle tutto lo spazio. È una delle cose che una guida fa davvero: non elimina la montagna, non la addolcisce, non la trasforma in qualcosa di semplice. Ti aiuta a starci dentro nel modo giusto.

Quando sono arrivata in vetta, attorno a me c’erano il Cervino, il Gran Paradiso, il Monte Bianco, il Monviso e le grandi cime del Monte Rosa

In quel momento ho avuto la sensazione precisa di quanto siamo piccoli. Ma anche di quanto possiamo sentirci fortunati quando abbiamo il privilegio di stare lì, nel posto giusto, con la persona giusta, nel momento giusto.

Il Castore non mi ha trasformata in un’alpinista. Però mi ha regalato una montagna vera. E questo, per me, valeva tutta la salita.

Vuoi salire il Castore con una guida alpina?

L’ascensione al Castore è una salita adatta a chi ha un buon allenamento, esperienza di cammino in montagna e voglia di vivere un primo 4000 più tecnico, accompagnato da una guida alpina UIAGM.

Non è una salita da improvvisare, ma può essere una bellissima porta d’ingresso verso un alpinismo più consapevole: ghiacciaio, ramponi, cordata, quota e una cresta finale che richiede attenzione, fiducia e passo sicuro.

Se vuoi conoscere programma, prezzi e disponibilità per la salita al Castore con guida alpina, puoi contattarci. Ti aiutiamo a capire se è la montagna giusta per te, in questo momento.

Il primo passo non è prenotare una cima. È capire se quella cima è adatta a te.

Approfondimenti utili

Per prepararti meglio, puoi leggere anche la nostra guida sulla preparazione per salire sul Monte Rosa

Per approfondire il ruolo professionale delle guide alpine, puoi consultare anche il sito ufficiale delle Guide Alpine Italiane.

A cura del team Monterosa Booking, con guide UIAGM del Monte Rosa

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