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Il monte Rosa e il cambiamento climatico: il rischio della nostalgia

Tre guide alpine del Monte Rosa raccontano il loro punto di vista su come la montagna stia cambiando. Attraverso adattamento, osservazione e rispetto, le loro riflessioni vanno oltre il cambiamento climatico e parlano del nostro rapporto con l’ambiente alpino, dell’alpinismo moderno e del futuro della montagna.

Capanna Regina Margherita al tramonto sul Monte Rosa con neve e vento in quota a 4554 metri

A volte il cambiamento non lo capisci da una fotografia. Lo capisci da una partenza spostata, da una traccia che passa in un punto diverso rispetto agli anni precedenti, da una guida che guarda il cielo un minuto in più prima di dire: oggi si può andare.

Negli ultimi anni parlare di montagna significa quasi inevitabilmente parlare di cambiamento climatico.

Ghiacciai che si ritirano. Temperature più alte. Stagioni meno regolari rispetto a quelle che eravamo abituati a osservare.

Il cambiamento climatico in alta quota è un dato reale, osservabile e documentato. Sarebbe inutile fingere il contrario. Questo articolo sceglie però una prospettiva precisa: quella di chi, ogni giorno, deve leggere il terreno, valutare le condizioni e prendere decisioni concrete prima e durante una salita.

Sul Monte Rosa il cambiamento si vede nei ghiacciai, nelle stagioni, nelle partenze anticipate e anche nelle persone che arrivano in quota. Per capirlo meglio abbiamo ascoltato tre guide alpine che questa montagna la vivono da anni.

Ioris Turini (classe 1965), Andrea Greggio (classe 1986) e Teodoro Bizzocchi (classe 1982) osservano gli stessi versanti, gli stessi ghiacciai e gli stessi rifugi. Le loro sensibilità sono diverse, ma nelle loro parole compare un elemento comune: la montagna continua a cambiare, come ha sempre fatto. Il compito di chi la frequenta non è fermare il tempo, ma imparare a leggere ciò che ha davanti.

Cosa vedono le guide sul Monte Rosa che cambia

Per Andrea Greggio il segnale più evidente è l’innalzamento dello zero termico durante la stagione.

Teodoro Bizzocchi parla invece della perdita di una certa regolarità. Non tanto un cambiamento assoluto, quanto un’alternanza sempre più improvvisa delle stagioni. In inverno non è più scontato trovare quello strato basale di neve che per decenni ha caratterizzato molti itinerari fuoripista.

Ioris Turini, invece, sorprende con una risposta completamente diversa.

Alla domanda sul cambiamento più evidente osservato sul Monte Rosa non cita il clima.

Cita le persone. “La quantità di appassionati, gente e turisti.”

Tre risposte diverse che raccontano una realtà complessa. La montagna cambia, ma cambia anche il modo in cui viene frequentata.

La montagna non è un laboratorio, è un ambiente vivo

Quando si parla di ghiacciai il dibattito diventa spesso acceso.

Eppure né Andrea né Ioris descrivono il cambiamento come qualcosa di improvviso o inatteso. Andrea ricorda che i ghiacciai sono da sempre ambienti in continua trasformazione.

“Sta a noi valutare ogni singolo giorno le criticità.”

Per una guida alpina la vera sfida non è cercare conferme a una teoria. È osservare ciò che trova sul terreno e prendere decisioni sensate.

Anche Teodoro evita letture drammatiche. L’episodio che più lo ha colpito è aver visto piovere due volte a 4000 metri durante temporali estivi. Un’immagine concreta che racconta molto più di tanti grafici.

Perché la preparazione delle persone conta quanto le condizioni

C’è una risposta che ritorna, con sfumature diverse, nelle parole di tutte e tre le guide.

Quando devono decidere se una salita è fattibile, la variabile più difficile da valutare non è la montagna. Sono le persone.

Per Andrea contano i tempi e la capacità di adattarsi alle condizioni del giorno. Per Teodoro l’incognita principale riguarda le capacità fisiche e tecniche dei clienti. Per Ioris la preparazione della persona resta l’elemento più importante di tutti.

È un aspetto interessante.

Chi guarda la montagna da lontano pensa spesso che tutto dipenda dal meteo o dalle condizioni. Chi la vive ogni giorno sa che la differenza la fanno quasi sempre le persone.

Adattarsi senza perdere la capacità di osservare

Se c’è una parola che emerge con forza dalle risposte di Andrea Greggio è adattamento.

Adattarsi alle condizioni. Adattarsi ai cambiamenti. Adattarsi ai problemi trovando soluzioni.

Accanto all’adattamento compare però un’altra parola, suggerita soprattutto da Teodoro: osservazione.

Secondo lui il cambiamento climatico ha avuto almeno un effetto positivo.

Ha costretto molte persone ad approfondire le proprie conoscenze sulla Natura, aumentando consapevolezza e cultura.

Eppure oggi esiste un ostacolo sempre più evidente. “La Natura necessita di essere osservata, ma non c’è tempo.” Viviamo sempre più velocemente.

La montagna continua a richiedere attenzione, lentezza e capacità di leggere i dettagli.

Più accessibilità, meno capacità di lettura?

L’alpinismo contemporaneo offre opportunità che poche generazioni hanno avuto.

Materiali migliori, informazioni più accessibili, previsioni meteo più accurate e una diffusione molto più ampia della cultura outdoor.

Ma questo progresso porta con sé anche alcune contraddizioni.

Andrea osserva che oggi molte persone tendono ad affidarsi alle conferme dei social media. “L’ha fatto lui, allora posso farlo anch’io.”

Secondo lui si rischia di perdere una capacità fondamentale: interpretare autonomamente le condizioni della montagna.

Ioris va ancora oltre. Per lui gran parte delle persone che frequentano la montagna oggi non pratica realmente alpinismo. E non c’è nulla di sbagliato in questo.

Il problema nasce quando si confondono le due cose. La montagna non è una prestazione da replicare. È un ambiente da comprendere.

Una montagna che continua a far innamorare

Forse il passaggio più bello delle tre interviste arriva quando si parla del motivo per cui continuano a fare questo lavoro.

Ioris risponde che il suo ruolo è aiutare le persone a sviluppare rispetto e consapevolezza, smontando luoghi comuni.

Andrea parla dei sogni delle persone che accompagna. “Ogni salita è diversa perché diverse sono le persone”.

Una vetta può sembrare ordinaria agli occhi di qualcuno e rappresentare il sogno di una vita per qualcun altro.

Teodoro, infine, individua un motore che attraversa generazioni di alpinisti: “La curiosità di vedere cosa c’è oltre la cresta.”

Tre risposte diverse. Tre modi diversi di guardare la montagna.

E forse anche tre modi diversi di guardare il futuro.

Come sarà il Monte Rosa nei prossimi dieci anni?

Nessuno dei tre immagina scenari apocalittici.

Andrea parla di adattamento. Teodoro ritiene che dieci anni siano un intervallo troppo breve per immaginare cambiamenti radicali.

Ioris, con la sua ironia, liquida la domanda con una risposta disarmante: “Non ci sarò.”

Ma dietro le differenze emerge una convinzione comune. La montagna continuerà a cambiare. Come è sempre accaduto.

La vera domanda riguarda noi. La nostra capacità di osservarla comprenderla rispettarla.

Forse, alla fine, la domanda più interessante non è quanto cambierà la montagna.

La montagna cambierà. Lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. La vera domanda riguarda il nostro modo di viverla.

Le parole di Ioris Turini, Andrea Greggio e Teodoro Bizzocchi raccontano tre sensibilità diverse, ma convergono tutte verso la stessa direzione: osservare, comprendere e adattarsi.

Non emerge nostalgia per una montagna perduta. Non emerge neppure una visione fatalista.

Emerge piuttosto il rispetto per un ambiente che richiede attenzione, capacità di lettura e disponibilità a mettere continuamente in discussione le proprie certezze.

Forse è proprio questo che rende la montagna ancora così attuale.

In un mondo che corre sempre più veloce, continua a ricordarci che alcune cose richiedono tempo: osservare, imparare, capire quando andare e quando fermarsi, alzare lo sguardo oltre la prossima cresta.

È lì che, oggi come ieri, l’alpinismo continua a prendere forma: nel rapporto vivo con ciò che cambia, nella capacità di leggere il terreno e nel desiderio di scoprire ciò che abbiamo davanti.

E tu?

come percepisci il cambiamento in montagna?

Le risposte di Andrea Greggio, Ioris Turini e Teodoro Bizzocchi mostrano che non esiste un unico modo di osservare il Monte Rosa. C’è chi vede cambiare le stagioni, chi nota soprattutto le persone e chi continua a lasciarsi guidare dalla curiosità.

Se frequenti la montagna, ci piacerebbe conoscere anche il tuo punto di vista.

Hai notato cambiamenti negli ultimi anni? Cosa pensi sia davvero importante per vivere la montagna con consapevolezza?

A cura del team Monterosa Booking, con il contributo delle guide UIAGM del Monte Rosa.
Ogni indicazione nasce dal lavoro quotidiano delle guide sul terreno: condizioni del ghiacciaio, meteo, vento, preparazione della cordata e capacità di prendere decisioni lucide prima e durante la salita.

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