Il Naso del Lyskamm è uno di quei posti che tornano spesso nei miei pensieri, anche quando sono a casa, con le mani tra le cassette delle api, a dare un occhio alla vasca delle trote o semplicemente seduto sulla terrazza.
È strano come alcune linee di salita delle montagne restino in testa anche quando sei a valle e cambi stagione.
Il Naso del Lyskamm non è una cima famosa come i Lyskamm o la Margherita, ma a modo suo è una soglia.
Quando avevo appena finito il corso da aspirante guida, il Naso del Lyskamm mi è sembrato un primo passo per capire cosa volesse dire davvero accompagnare per la prima volta nel cuore del Rosa gli appassionati alpinisti, vivendo il Monte Rosa con intensità e consapevolezza.
40 anni fa, la traversata del Naso era molto più tranquilla di ora…
Un pendio di neve ti portava zigzagando sino alla cima… un piccolo 4000… un viaggio nel centro del Monte Rosa.
Un itinerario che richiede presenza mentale
Il Naso del Lyskamm lo si fa passando per il Rifugio Quintino Sella.
Si parte intorno alle quattro e trenta. La traccia che porta alla base del Naso non è difficile, ma richiede attenzione.
I suoni sono quelli che mi porto a casa: i ramponi che scricchiolano sulla neve dura, il respiro che si fa regolare, un moschettone che batte contro l’imbrago, la luce dell’alba che accende il cielo.
Sotto la parete sud dei Lyskamm guardi in alto eventuali salitori della vertiginosa cresta sommitale.
Nell’anfiteatro che percorri alla base dei Lyskamm, riesci a guardare mentre cammini la pianura che si accende, o l’afa dell’estate che resta schiacciata laggiù, dove hai lasciato le preoccupazioni.
A volte mi capita di indicare un punto lontano, per ricordare da dove veniamo… respirare piano, lasciare che la testa si svuoti e gli occhi facciano il resto.
Le difficoltà tecniche della salita al Naso del Lyskamm
La cima del Naso è a circa 4150 metri; la quota non è cambiata, ma il percorso di salita è diventato anno dopo anno decisamente più impegnativo rispetto ai miei primi ricordi.
A 3800 metri attualmente si affrontano delle roccette per 150 metri di dislivello che portano al pendio finale: una pala di neve inclinata, 35/40 gradi, un tratto che mette tutti in fila con i propri pensieri.
Con la neve dura si sale bene; se esce ghiaccio, i ramponi devono essere usati di punta, mettendo a prova i polpacci.
Ascoltare la sensazione di essere in punta di piedi sui ramponi, la pendenza che ti obbliga a distribuire correttamente il peso.
Il silenzio della vetta
Quando arrivi sulla cresta sommitale del Naso, la fatica lascia spazio a un silenzio diverso.
Non ci sono grandi grida di vetta: ci si guarda, magari una foto, una mano sulla spalla.
Quello che resta non è la foto, ma quel momento sospeso in cui ti rendi conto che non serve dar volume sonoro ai pensieri.
Il panorama cambia sempre: a volte vedi il Bianco, le valli di Gressoney e Ayas, la Margherita che sembra lì a portata di mano.
Altre volte è un mare di nuvole sotto di te che copre tutto.
Verso la Capanna Margherita
La discesa verso la Capanna Gnifetti per affrontare il giorno dopo la salita alla Margherita è liberatoria.
La quota è entrata nel nostro corpo… domani sarà tutto più leggero.
Se invece si è decisi a salire la Margherita direttamente per pernottarci, il percorso necessita ancora di buone energie: le si trova sperando di esser in rifugio a riempirsi gli occhi del tramonto più alto d’Europa, con la sicurezza di un riparo caldo e confidando in un’alba altrettanto magica.
Una relazione che trasforma
A chi mi chiede “per te, guida alpina, queste cose sono l’ordinario… Non ti stufi?” rispondo: ho migliaia di foto di ombre, luci e nuvole sempre diverse… e ogni volta è diverso, siccome siete ogni volta persone diverse… voi rendete unica ogni volta che salgo quassù.
Siamo tutti soggetti che interagiscono tra di loro: dopo queste esperienze, ognuno di noi non è più lo stesso.
Salire al Naso del Lyskamm non è la cima più alta del Rosa. Non è nemmeno la più famosa: è una soglia.
Certe soglie vanno attraversate piano, con passi precisi, poche parole e mente permeabile.
Una volta tornati a valle, si apre la porta di casa, ci si toglie lo zaino, si guarda l’alba del giorno dopo, ma non svanisce dalla mente l’emozione.
Si sogna di ripartire.
Vivi il Naso del Lyskamm con le nostre guide
Quello che hai appena letto non è solo un racconto: è un invito.
Il Naso del Lyskamm ti aspetta, con la sua cresta aerea e i suoi silenzi che cambiano la prospettiva.
Le nostre guide alpine UIAGM del Monte Rosa non ti portano solo in cima: ti accompagnano in un dialogo autentico con la montagna.
Con noi non sei mai solo. Ogni dubbio trova una risposta, ogni passo è sicuro, ogni momento è vissuto con la consapevolezza di chi sa davvero cosa significa essere lassù.
Pronto a vivere questa esperienza? La montagna ti sta aspettando.
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Naso del Lyskamm: scopri l’autore

Ioris Turini è una guida alpina UIAGM e fondatore di Monterosa Booking
Nato in pianura a Montanaro, ha trovato nel Monte Rosa la sua casa e la sua filosofia di vita.
Quando non è in parete accompagna gli alpinisti, si dedica alle sue api e alle trote, coltivando quella stessa pazienza e attenzione che porta in montagna.
Vive l’alpinismo come arte della trasformazione, ispirandosi al kintsugi giapponese: l’arte di riparare le fratture rendendole preziose.
Per lui la montagna non è mai conquista, ma dialogo silenzioso con se stessi e con la natura, dove ogni salita diventa un’occasione di crescita interiore.





