Dall’autosoccorso alla lettura del terreno: le competenze che servono per scegliere un itinerario sulla neve.
Hai l’ARTVA acceso, la pala e la sonda nello zaino. Sai usare l’attrezzatura, hai frequentato un corso di autosoccorso e ti eserciti regolarmente.
Ma quando prepari una giornata di freeride o scialpinismo, come decidi dove andare?
Conoscere le tecniche di autosoccorso è fondamentale: in caso di valanga, la rapidità e la capacità di intervenire possono fare la differenza. Tuttavia, anche un soccorso eseguito correttamente non garantisce un esito positivo.
Per questo la preparazione comincia prima di mettere gli sci ai piedi, quando si sceglie l’itinerario e si valutano le condizioni.
Ne abbiamo parlato con Andrea Greggio e Guido Barozzi, Guide Alpine UIAGM del nostro team, e Ioris Turini, Guida Alpina UIAGM e guida di Monterosa Booking, che con la sua esperienza e la sua visione della montagna orienta le scelte e il lavoro di tutti noi.
Il bollettino valanghe: oltre il numero e il colore
Guido parte da una distinzione importante: valutare un itinerario significa lavorare sulla prevenzione dei pericoli, mentre le tecniche di autosoccorso entrano in gioco quando, nonostante le precauzioni, si verifica un incidente in valanga.
Il primo passo è quindi consultare il bollettino valanghe, senza limitarsi al grado di pericolo. Un 2 viene spesso interpretato come una situazione relativamente tranquilla, mentre un 3 invita a maggiore prudenza.
Eppure, come ci ricorda Ioris, «la neve non sa come è stata classificata la sua pericolosità».
Il grado di pericolo descrive una situazione su scala territoriale, ma non certifica la stabilità del singolo pendio. Per comprendere quali problemi potremmo incontrare, occorre leggere il bollettino nella sua interezza: quote, esposizioni, problemi valanghivi e loro possibile evoluzione.
Conta anche ciò che è accaduto nei giorni precedenti. Quanta neve è caduta? Che effetto hanno avuto il vento e le temperature? Qual è la storia del manto nevoso?
Sono informazioni che aiutano a valutare se l’itinerario scelto sia coerente con le condizioni previste.
Proprio la sottovalutazione dei pericoli è uno degli errori che Guido osserva più spesso tra chi inizia a praticare il fuoripista, soprattutto nelle giornate in cui i segnali di instabilità sono meno evidenti.
Il pendio è soltanto una parte del terreno
Una linea sulla carta può apparire semplice: pendenza moderata, dislivello contenuto, un percorso già frequentato da altri sciatori.
Ma un itinerario va osservato nel suo insieme.
Un pendio relativamente dolce può trovarsi sotto versanti ripidi dai quali potrebbe staccarsi una valanga. Canali, conche e avvallamenti possono favorire accumuli di neve o aggravare le conseguenze di un distacco.
Nella pianificazione, Andrea Greggio presta particolare attenzione all’inclinazione e alla morfologia del terreno, cercando soprattutto in salita di evitare i pendii più ripidi. Richiama come riferimento prudenziale la fascia dei 27–30 gradi, senza considerarla una soglia di sicurezza.
Anche un percorso con pendenze inferiori ai 30 gradi può infatti attraversare zone esposte a valanghe provenienti dall’alto.
La cartografia permette di riconoscere molte di queste caratteristiche, ma la valutazione deve proseguire sul terreno, dove le condizioni possono essere diverse da quelle previste.
Alla domanda sugli errori più frequenti nella scelta di un pendio, Ioris risponde con una battuta tagliente: «Non ci sono errori. Finché il pendio sta su».
Una discesa conclusa senza incidenti non dimostra necessariamente che la valutazione fosse corretta. Giudicare una decisione soltanto dal suo esito può portare a ripetere scelte rischiose senza rendersene conto.
Il programma cambia quando cambiano le condizioni
Due versanti alla stessa quota e con esposizioni simili possono presentare caratteristiche della neve differenti. La distribuzione delle precipitazioni, l’azione del vento e la conformazione del terreno contribuiscono a creare questa variabilità.
Per questo il percorso preparato a casa rimane un’ipotesi da verificare.
Guido racconta un episodio dello scorso inverno. Dopo una nevicata accompagnata dal vento, durante un giro di riscaldamento a bordo pista, osservò la propagazione di fratture nel manto nevoso su pendii alla stessa quota e con la stessa esposizione della discesa che aveva programmato per più tardi. Decise così di cambiare completamente itinerario.
Le osservazioni sul terreno possano incidere sulle decisioni, anche quando un programma è già stato definito.
Durante la giornata occorre considerare anche l’andamento del gruppo e i tempi di percorrenza. Una salita più lenta del previsto, per esempio, può modificare le condizioni nelle quali si affronterà la discesa.
A volte basta scegliere una variante, altre volte è necessario rinunciare all’itinerario programmato.
Una decisione che può diventare difficile quando il gruppo ha aspettative precise. Andrea racconta che spiegare le ragioni di un cambiamento fa parte del lavoro della guida, soprattutto quando i partecipanti desiderano raggiungere una determinata discesa.
La posizione di Ioris è netta: la pressione del gruppo non deve incidere sulle decisioni professionali.
Una Guida Alpina non può eliminare il pericolo, ma ha la responsabilità di valutare le condizioni e scegliere di conseguenza, anche quando questo significa cambiare programma.
La competenza che viene prima dell’autosoccorso
ARTVA, pala e sonda rimangono strumenti indispensabili, così come la capacità di utilizzarli attraverso una formazione adeguata e un esercizio regolare.
Ma dopo aver imparato le tecniche di autosoccorso, quali competenze vale la pena sviluppare?
Andrea indica una direzione concreta: topografia, orientamento e pianificazione degli itinerari.
Saper leggere una carta, interpretare le curve di livello e riconoscere la morfologia del terreno permette di individuare pendenze, zone potenzialmente problematiche e possibili alternative.
Anche le applicazioni cartografiche digitali e le tracce GPX sono strumenti preziosi. Una traccia, però, indica un percorso geografico: non dice se sarà percorribile nelle condizioni del giorno.
Guido sottolinea l’importanza di sviluppare una maggiore consapevolezza dell’ambiente che si affronta, conservando al tempo stesso le conoscenze delle tecniche e dei materiali necessari per l’autosoccorso.
Ioris, alla stessa domanda, risponde con poche parole: imparare «a NON usarli».
Una provocazione che riporta l’attenzione sulla prevenzione e sulla capacità di ridurre il più possibile la probabilità di trovarsi in un’emergenza.
Studio, esperienza e osservazione contribuiscono a sviluppare queste competenze, senza dimenticare che il rischio non può essere eliminato.
Winter Mountain Access: dalla conoscenza alla pratica
Imparare a scegliere un itinerario richiede tempo. Le informazioni si possono studiare, gli strumenti si possono conoscere, ma è sul terreno che si impara a mettere tutto in relazione: la neve osservata, le caratteristiche del versante, le condizioni del giorno e le possibilità del gruppo.
Da questa idea nasce Winter Mountain Access, il progetto di Monterosa Booking che porta l’apprendimento dentro l’esperienza, affiancando alla pratica del freeride e dello scialpinismo il confronto diretto con una Guida Alpina UIAGM.
Non c’è un itinerario da seguire a ogni costo. Ogni giornata viene costruita sulle condizioni reali e diventa un’occasione per capire come si arriva a una scelta, quali alternative esistono e quando è opportuno cambiare programma.
Perché saper usare ARTVA, pala e sonda è fondamentale. Imparare a non doverli usare comincia molto prima.
Sai già usare ARTVA, pala e sonda?
Se non hai ancora imparato a utilizzare questi strumenti, o vuoi riprendere confidenza con le procedure di autosoccorso, il nostro corso ARTVA, pala e sonda è un buon punto di partenza.
Una giornata di formazione pratica con una Guida Alpina UIAGM per imparare a utilizzare l’attrezzatura ed esercitarti nelle procedure di ricerca e disseppellimento.








