La prima volta che metti le pelli sotto gli sci scopri una cosa curiosa: puoi andare in salita. Il tallone si solleva, gli sci scorrono in avanti e fanno presa sulla neve senza scivolare indietro. All’inizio i movimenti sono un po’ impacciati, poi cominci a trovare il tuo passo.
La traccia sale, il rumore degli impianti si allontana e, quasi senza accorgertene, inizi a guardare la montagna da una prospettiva diversa.
Ti fermi, ti volti e osservi la strada percorsa. La salita è cominciata da poco, ma hai già capito qualcosa: con le pelli anche arrivare a destinazione fa parte del divertimento.
Abbiamo chiesto ad Andrea Greggio, Guida Alpina UIAGM, cosa direbbe a un amico per convincerlo a provare lo sci alpinismo.
La sua risposta è stata immediata:
«Vieni che è bellissimo.»
Tre parole che raccontano bene l’entusiasmo di chi ama questa attività.
Ma che cosa ha di così particolare lo sci alpinismo? E soprattutto, che cosa può aspettarsi chi non ha mai provato?
Il gusto di salire, un passo dopo l’altro
Siamo abituati ad associare il piacere dello sci alla discesa. La velocità, le curve, la neve che scorre sotto gli sci. Nello sci alpinismo scopri che può essere piacevole anche ciò che viene prima.
La salita ha un ritmo tutto suo.
Si impara a far scorrere gli sci anziché sollevarli, a scegliere una traiettoria sul pendio, a distribuire lo sforzo. I passi diventano regolari e il movimento progressivamente più fluido.
Quando il terreno si fa più ripido arrivano le prime conversioni, quei cambi di direzione che permettono di risalire un pendio zigzagando. All’inizio richiedono concentrazione, qualche tentativo e magari una risata quando gli sci sembrano avere idee diverse dalle tue.
Poi, poco alla volta, cominci a muoverti con naturalezza.
Le gambe lavorano, il respiro trova il suo ritmo e intanto il paesaggio cambia. Non devi necessariamente raggiungere una cima importante. Anche una breve escursione può regalarti il piacere di guadagnare quota con le tue forze.
E in una bella giornata di sole, con la neve che scricchiola sotto gli sci, perfino la fatica può diventare una buona compagna di viaggio.
Le stesse montagne, un mondo diverso
Per Luca Avagnina, Guida Alpina UIAGM, uno degli aspetti più belli dello sci alpinismo è la libertà di esplorare le montagne durante l’inverno.
Luoghi che conosci bene d’estate cambiano completamente aspetto. I sentieri scompaiono sotto la neve, i pendii si trasformano, i valloni assumono forme e prospettive nuove.
Luca parla di «montagne un po’ diverse pur essendo le stesse».
È un modo bellissimo di raccontare il piacere di tornare in un luogo conosciuto e riscoprirlo.
Con l’esperienza, lo sci alpinismo può aprire la possibilità di raggiungere cime, attraversare valloni, collegare itinerari e sciare su pendii lontani dai comprensori.
Andrea Greggio ama proprio questa dimensione: poter raggiungere luoghi non serviti dagli impianti e, quando la scelta dell’itinerario e le condizioni lo consentono, trascorrere una giornata lontano dall’affollamento.
Luca aggiunge un altro ingrediente: la ricerca della neve migliore. Racconta il piacere di battere traccia in un vallone insieme a pochi amici o colleghi, raggiungendo luoghi remoti dove si possono trovare condizioni splendide.
«Dove il fiuto per la polvere ti porta.»
Naturalmente, il fiuto da solo non basta. Sono le condizioni della neve, il terreno, il meteo e la preparazione del gruppo a determinare quali itinerari abbiano senso.
Ma il piacere della ricerca, l’attesa di scoprire che neve troverai e la possibilità di lasciare le tue curve su un pendio ancora intonso sono parte del fascino di questa attività.
Il piacere delle piccole cose
C’è però un altro lato dello sci alpinismo, forse meno spettacolare, che merita di essere raccontato.
Immagina di arrivare davanti a un piccolo rifugio dopo una salita. Il sole ha scaldato le assi di legno della parete. Ti togli lo zaino, apri la giacca e ti siedi con la schiena appoggiata al legno caldo.
Gli sci sono piantati nella neve, qualcuno tira fuori un panino, qualcun altro versa il tè dal thermos.
Davanti a te le montagne, il bianco della neve, la luce dell’inverno. Ti godi la pausa, le chiacchiere con i compagni, il piacere di essere arrivato fin lì.
Nessuna fretta di ripartire.
Anche questa è una giornata con le pelli.
Teodoro Bizzocchi, Guida Alpina UIAGM, ama soprattutto quella che definisce «la solitudine silenziosa».
Quando gli abbiamo chiesto quale momento dello sci alpinismo lo faccia sentire particolarmente felice, ha descritto una situazione semplicissima: procedere in piano, con gli sci che affondano appena nella neve e scorrono leggeri sui cristalli ghiacciati. Un raggio di sole supera la cresta, gli fa socchiudere gli occhi e sulla neve compaiono le tracce di una lepre.
«Le impronte di una lepre mi “tagliano” il passaggio…non oso rovinarle…lì mi sento Vivo.» Teodoro è il più poeta di tutti noi. Pochi gesti, neve e luce
Sono piccoli dettagli che possono restare impressi quanto una bella discesa. Lo sci alpinismo lascia il tempo di accorgersene, perché gran parte della giornata si trascorre risalendo lentamente il territorio che poi si attraverserà con gli sci.
Il momento di togliere le pelli
E poi arriva il momento che molti sciatori aspettano con particolare piacere: la fine della salita.
Alberto Zucchetti, Guida Alpina UIAGM, racconta questo passaggio con una precisione che fa quasi venire voglia di essere lì.
Si raggiunge la meta, ci si toglie lo zaino, si cambia la maglietta sudata e si indossa il piumino per non raffreddarsi. Si mangia qualcosa, si beve dal thermos, si chiacchiera con i compagni guardandosi intorno.
Poi comincia il piccolo rituale della preparazione alla discesa: togliere le pelli, riporle nello zaino, bloccare gli attacchi, sistemare gli scarponi.
Sono gesti che per uno scialpinista esperto diventano abituali, ma che nella prima uscita hanno ancora il sapore della novità.
E finalmente si parte.
Alberto non nasconde quale sia, per lui, la parte più gratificante: «La discesa che se c’è la neve bella è puro godimento e non vorresti fermarti fino alla macchina».
Quando gli sci galleggiano sulla neve morbida e le curve si susseguono con naturalezza, la soddisfazione della salita trova un’altra dimensione.
Alberto racconta che, anche quando vorrebbe continuare senza fermarsi, qualche pausa la fa. Si volta, osserva le tracce appena lasciate sul pendio, guarda il paesaggio e cerca di prolungare ancora un po’ quelle sensazioni.
Poi si riparte, fino alle ultime curve.
E la giornata, nel suo racconto, non finisce neppure quando si tolgono gli sci: c’è ancora il piacere di ritrovarsi al bar davanti a una birra, con gli amici con cui si è condivisa la gita.
È una bella immagine dello sci alpinismo. Dentro una sola giornata ci stanno la fatica della salita, il piacere di osservare la montagna, l’attesa della discesa e la compagnia.
Non sempre si trova la neve perfetta. Ma quando succede, è facile capire perché gli appassionati continuino a cercarla.
Mi piacerebbe provare, ma sarò capace?
È una delle domande più naturali per chi arriva dallo sci in pista.
La risposta dipende soprattutto dalla tua capacità di sciare, dalla preparazione fisica e dal tipo di itinerario scelto.
Per cominciare non serve saper già usare le pelli. Si impara a montarle, così come si imparano i movimenti della salita, le conversioni e il funzionamento degli attacchi.
È invece importante avere una buona tecnica di discesa.
Luca Avagnina insiste molto su questo punto: la pratica in pista continua a essere preziosa anche per chi frequenta abitualmente il fuoripista. Permette di mantenere allenati i movimenti e il controllo degli sci, capacità che diventano particolarmente importanti quando la neve è difficile.
Perché la discesa non sarà necessariamente sulla polvere leggera che hai visto nei video.
Potresti incontrare neve compatta, crosta, accumuli o tratti irregolari. Bisogna essere capaci di gestire gli sci anche quando le condizioni non sono ideali.
Teodoro, con un po’ di ironia, ci ricorda che a volte la discesa può diventare una sfida che avremmo preferito evitare.
Per questo, se hai sciato soltanto sulle piste battute, vale la pena valutare prima come ti muovi sulla neve naturale. Ne abbiamo parlato anche nell’articolo Scio bene in pista: sono pronto per il fuoripista?.
E quanto bisogna essere allenati?
La salita richiede uno sforzo continuo, diverso dall’alternanza tra discese e risalite in seggiovia. È utile avere l’abitudine a camminare in montagna e riuscire a mantenere un passo regolare per qualche ora.
Non occorre essere atleti, ma è importante scegliere un dislivello adeguato, ricordando che dopo la salita ci sarà ancora tutta la discesa.
Una prima esperienza ben organizzata lascia il tempo per imparare, fermarsi, osservare e prendere confidenza con l’attività.
Non c’è bisogno di partire subito per una grande traversata.
La prima uscita: cosa serve e da dove cominciare
Una delle curiosità più frequenti riguarda l’attrezzatura. Quanto bisogna comprare per provare?
La buona notizia è che per una prima esperienza non è necessario acquistare subito un’attrezzatura completa.
Gli sci da alpinismo sono dotati di attacchi che consentono al tallone di sollevarsi in salita e di essere bloccato per la discesa. Le pelli si applicano sotto gli sci e permettono di risalire pendii innevati. Gli scarponi devono essere compatibili con gli attacchi e adatti a camminare e sciare.
Servono poi bastoncini, abbigliamento adatto a uno sforzo in salita e uno zaino con ciò che occorre durante la giornata. In funzione del terreno e delle condizioni possono essere necessari altri materiali tecnici.
Per iniziare puoi valutare il noleggio di sci, scarponi e pelli, controllando in anticipo disponibilità e compatibilità dell’attrezzatura.
C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione: lo sci alpinismo si pratica in un ambiente dove il rischio valanghe deve essere valutato con competenza.
ARTVA, pala e sonda costituiscono l’attrezzatura standard di autosoccorso, ma averli nello zaino non basta. Bisogna conoscerne il funzionamento, esercitarsi e imparare a interpretare le informazioni sulla neve, sul terreno e sul pericolo valanghe.
Anche un itinerario apparentemente facile può presentare rischi che non sono evidenti a chi è alle prime esperienze.
Qui entra in gioco il lavoro della Guida Alpina: valutare le condizioni, scegliere un percorso adatto al livello dei partecipanti, insegnare le prime tecniche e modificare il programma quando necessario.
Andrea Greggio, per esempio, quando accompagna qualcuno che mette le pelli per la prima volta, preferisce cercare condizioni favorevoli e un itinerario che consenta soprattutto di divertirsi e imparare.
Una giornata privata con una guida può essere un’ottima scelta per iniziare, da soli oppure con un piccolo gruppo di amici che condividono livello e aspettative. Il ritmo e le esercitazioni possono essere adattati alle persone, lasciando spazio alle domande e ai primi tentativi.
Anche un corso introduttivo in piccolo gruppo permette di costruire le basi e conoscere altri appassionati.
E se poi ti piace?
Luca Avagnina, parlando di chi ha provato lo sci alpinismo, ci ha detto: «Non so di nessuno che ha provato e non se ne sia innamorato».
È il suo entusiasmo personale, naturalmente. Lo sci alpinismo non deve piacere per forza a tutti: c’è chi ama soprattutto la discesa, chi preferisce gli impianti e chi scopre un piacere inatteso nel salire.
Ma è proprio questo il bello di provare.
Magari scoprirai che ti piace il ritmo delle pelli sulla neve. Oppure sarà la soddisfazione di raggiungere un luogo con le tue forze, o quella sensazione di leggerezza delle prime curve su un pendio ancora intonso.
E forse, alla fine della giornata, davanti a quella birra con gli amici, starai già pensando a dove andare la prossima volta.
Se hai voglia di mettere le pelli per la prima volta, raccontaci come scii, quanto sei abituato a camminare in salita e quali esperienze hai già fatto sulla neve naturale. Possiamo aiutarti a scegliere un corso di sci alpinismo o una prima uscita con una Guida Alpina UIAGM, con un programma adatto alle tue capacità e alle condizioni.








