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Alpinismo sul Monte Rosa: 5 momenti che hanno fatto la storia

Ripercorri 5 imprese leggendarie sul Monte Rosa che hanno segnato per sempre la storia dell’alpinismo.
capanna Margherita sulla punta Gnifetti

INTRO

La storia del Monte Rosa è una storia di avventura, scoperta, ineteriore ed esteriore, una storia di quella che era una sfida e che da generazioni è ormai normalità.

Il Monte Rosa non è solo una montagna, ma un gigante che respira, testimone silenzioso di racconti glaciali, imprese umane e della storia stessa che ha lo ha reso leggendario.

Con i suoi 4554 metri alla Punta Dufour e una corona di 21 vette che sfidano il cielo arrivando a +4000m, ha chiamato a sé poeti, sognatori e, soprattutto, alpinisti. 

Non è un caso che il suo nome, nato dal termine longobardo “Hrosa” (ghiaccio) racconti di una presenza eterna, una montagna che ha illuminato migliaia di occhi, una montagna che non si piega alla forza del tempo. 

Ma dietro la sua maestosità ci sono uomini e donne che, passo dopo passo, hanno scritto la storia dell’alpinismo, trasformando villaggi come Alagna e Gressoney in crocevia di avventure epiche. 

Tra i molti che ne sono stati meravigliati, e che hanno lasciato le loro orme sulle sue nevi, vi è anche Leonardo.

É proprio la presenza di Leonardo da Vinci in valle nei primi anni del ‘500 che ci emoziona quando rileggiamo le sue parole contenute nel codice Leicester:

“E questo vedrà come vidi’o, chi andrà sopra Monboso giogo dell’Alpi che dividono la Francia dall’Italia la qual montagnia ha la sua basa che parturisce li 4 fiumi che rigan per 4 aspetti contrari tutta l’Europa, e nessuna montagnia ha sue base in simile altezza; […]e vidi l’aria sopra dime tenebrosa e ’l sole che percotea la montagnia essere più luminoso quivi assai che nelle basse pianure, perché minor grossezza d’aria s’interponea infra la cima d’esso monte e ’l sole.”    

 Oggi puoi ripercorrere quelle tracce: non solo per scalare, ma per vivere un legame profondo con questa terra. 

Pronto a scoprire 5 momenti che hanno segnato l’alpinismo sul Monte Rosa?

Mettiti gli scarponi! La storia del Monte Rosa ci aspetta.

1. La Roccia della Scoperta: il primo passo verso l’ignoto

Correva l’estate del 1778 quando un gruppo di giovani gressonari decise di sfidare il Monte Rosa, non per fama, ma per curiosità. Valentin e Joseph Beck, Joseph Zumstein, Nicolas Vincent e altri tre compagni partirono alla ricerca di una leggendaria “Valle Perduta”, un mito che aleggiava tra i racconti delle valli. 

Non trovarono vallate nascoste, ma qualcosa di più grande: il Colle del Lys, a 4178 metri, che battezzarono “Roccia della Scoperta”. 

Fu il primo passo documentato verso le alte quote del Rosa, un gesto semplice ma rivoluzionario. 

Immagina: nessun GPS, nessuna corda moderna, solo scarponi di cuoio e la voglia di vedere oltre. 

.Oggi quel colle è una meta per chi vuole toccare con mano l’inizio di tutto, per chi vuole vivere la storia del Monte Rosa, per chi vuole raggiungere il punto esatto in cui il Monte Rosa ha smesso di essere un mistero e ha iniziato a essere la normalità.

2. Le prime cime conquistate: Vincent e Zumstein scrivono il loro nome

Non passò molto tempo prima che il Rosa cedesse altre sue vette. 

Nel 1819, Nicolas e Joseph Vincent, scalarono una cima che oggi porta il loro nome: la Piramide Vincent, 4215 metri. 

Pochi giorni dopo, lo stesso Nicolas, insieme a Joseph Zumstein, raggiunse i 4561 metri di quella che divenne la Punta Zumstein

Non erano alpinisti professionisti nel senso moderno, ma montanari che conoscevano ogni crepa della loro terra. Le loro salite non avevano sponsor o fotografi al seguito: erano puro istinto, un dialogo tra l’uomo e la montagna. 

Oggi, queste punte sono tappe classiche per chi si avvicina ai 4000 del Rosa, e salirci è come sfiorare le mani di chi, per primo, ha osato guardare dall’alto.

Unitevi a noi per un’avventura che vi porterà alla Piramide Vincent a 4215 m e al Balmenhorn a 4161 m.

Clicca qui per maggiori informazioni: Piramide Vincent e Cristo delle Vette

Seguendo il percorso sul ghiacciaio del Lys, proprio come fece l’ingegnere minerario Nicolas Vincent nel 1819, raggiungerete con noi la Piramide Vincent e prenderete parte alla storia del Monte Rosa.

3. La Capanna Margherita: un sogno a 4554 metri

Se c’è un simbolo dell’alpinismo sul Monte Rosa, è la Capanna Margherita. 

Inaugurata il 18 agosto 1893, non è solo il rifugio osservatorio più alto d’Europa, ma un’idea folle diventata realtà. 

Nacque dal desiderio del neonato Club Alpino Italiano di creare un osservatorio in quota, un luogo dove studiare il cielo e la montagna. 

Le guide di Gressoney accompagnarono la Regina Margherita di Savoia fino alla Punta Gnifetti per il taglio del nastro, e quel giorno il rifugio prese il suo nome. 

Costruirlo fu un’impresa: ogni trave, ogni chiodo fu portato a spalle su sentieri impervi e ghiacciai traditori. 

Oggi dormirci è un’esperienza più accessibile, ma capace ancora di lasciare il segno: il silenzio della notte a 4.554 metri, il vento tra le cime e uno dei panorami più vasti delle Alpi.

È il Monte Rosa che si offre a chi ha il coraggio di raggiungerlo, e qua su Monterosa Booking puoi prenotare il tuo posto in questo pezzo di storia.

Scopri le esperienze che puoi vivere con noi a Capanna Margherita!

Clicca qui per maggiori info: Capanna Margherita

Realizza il tuo sogno: trascorri una notte nel rifugio più alto d’Europa e osserva il mondo da quasi 4554 m!

E se non ti senti pronto e vuoi allenarti con noi, dai un’occhiata ai nostri corsi: Corsi e Stages

Construction of Capanna Margherita on Punta Gnifetti — a bold achievement in the early History of Monte Rosa and high-altitude mountaineering.

4. Le pareti impossibili: la sud-est del Lyskamm

L’alpinismo sul Monte Rosa non è solo cime: è anche pareti che sembrano sfidare la gravità. 

Nel 1902, le guide Francesco Curtaz, Giacomo David e Alberto Lazier aprirono la via sulla parete sud-est del Lyskamm orientale, una muraglia di roccia e ghiaccio che intimidisce ancora oggi. 

Pochi anni dopo, nel 1903, Antonio Curtaz e Giovan Battista Pellissier, insieme alla contessa Grace Filder di Campello della Spina, tracciarono una nuova linea su quella stessa parete, oggi nota come Via Filder

Grace non era una principiante: alpinista appassionata, saliva con eleganza e tenacia, lasciando scritto che le guide di Gressoney le strinsero la mano con rispetto, senza chiedere altro. 

“Le guide si congratularono meco con una buona stretta di mano. Non chiesero l’onore di abbracciarmi come avevano fatto le ventiquattro guide, meno educate, della sposa del monte Bianco mademoiselle D’Angeville”

Queste ascensioni segnarono un cambio di passo: non più solo vette, ma vie tecniche che richiedevano strategia e audacia. 

Oggi, il Lyskamm resta una prova per chi cerca l’adrenalina pura, un capitolo della storia del Monte Rosa che puoi rivivere con le guide moderne.

Sali con noi sul Naso del Lyskamm in una traversata di 2 giorni lungo lo skyline del Monte Rosa!

Mountaineers crossing the Lyskamm ridge between the western (4,481 m) and eastern (4,527 m) summits — one of the most iconic and dangerous routes in the History of Monte Rosa.

5. Le prime invernali: la sfida al gelo

Il Monte Rosa non si arrendeva facilmente, e gli alpinisti lo sapevano. 

Nel gennaio 1907, Antonio Curtaz, Alberto ed Edoardo Lazier, insieme all’esploratore Mario Piacenza, realizzarono la prima invernale della cresta Perazzi al Lyskamm, seguita il giorno dopo dalla prima invernale della Punta Dufour dal Colle Zumstein. 

Immagina il freddo che morde, la neve che si infila ovunque, il buio che arriva presto: eppure, loro ce l’hanno fatta. 

Nel 1911, Antonio Welf e Carlo Fortina aggiunsero un altro tassello, con la prima italiana sulla nord del Lyskamm e la prima salita della cresta sud-ovest del Castore. 

Le invernali cambiarono tutto: dimostrarono che il Rosa poteva essere salito anche sottozero, aprendo la strada a un alpinismo che non conosce stagioni

Oggi, queste vie sono un richiamo per chi ama il silenzio dell’inverno e la sfida del ghiaccio.

Curtaz and Lazier during the first recorded ascent of Punta Dufour — the highest peak of Monte Rosa and a milestone in the History of Monte Rosa.

Questi 5 momenti della storia del Monte Rosa non sono solo date su un libro: sono il battito di una montagna che ha cresciuto generazioni di alpinisti. 

Da quel primo passo sul Colle del Lys alla Capanna Margherita sospesa tra le nuvole, il Monte Rosa ha trasformato villaggi come Alagna e Gressoney in punti di partenza per l’inutile impossibile.

Non erano solo scalate: erano sogni, fatica, mani screpolate che stringevano corde rudimentali. 

E ogni salita ha lasciato qualcosa: rifugi che ancora accolgono, vie che sfidano, storie che si tramandano. 

Il Rosa non è solo ghiaccio e roccia: è un luogo dove l’uomo ha imparato a spingersi oltre, e dove tu puoi farlo ancora oggi.

Se vuoi saperne di più e prepararti al meglio per una salita consapevole, abbiamo creato un corso specifico con una guida alpina UIAGM, in cui potrai apprendere tutto ciò che ti serve per affrontare altitudini con meno rischi.

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Ci vediamo in vetta! 

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